loca_format2015_convertita2“Vogliamo una Vita” è lo slogan di un progetto itinerante della Comunità Mondo Nuovo Onlus che ha l’obiettivo primario di creare momenti di prevenzione ed aggregazione nell’ambito giovanile utili a dare un qualcosa di concreto ai giovani e alle famiglie, per uscire dalla fitta nebbia che ormai le droghe e gli stili di vita devianti ci riempono ogni giorno.
Come passano le giornate gli adolescenti? Chi si occupa di loro e della loro vita? Che tipo di stimoli ricreativi e formativi ricevono da questa società? Trovare delle risposte, ideare delle proposte nuove in sintonia con i tempi, offrire delle opportunità concrete è lo spirito di Mondo Nuovo, realtà impegnata da 35 anni nel campo del recupero dalle dipendenze e dei programmi educativi.
L’esigenza è quella di far sentire la voce di giovani e famiglie raccontare le esperienze dirette vissute nel mondo delle dipendenze, motivo oggi più che mai necessario per un mondo pulito, in cui le sostanze stupefacenti non diventino una normale componente e consuetudine della vita umana.
Oltre ad entrare nel profondo delle vite dei due intervistati si parlerà del dibattito in merito alla legalizzazione della cannabis con informazioni scientifiche e campagne informative, accendendo i riflettori sulla crisi dei valori educativi e dell’impegno nella costruzione di opportunità formative, di crescita e divertimento per gli adolescenti.
Dietro un adolescente su quattro che fa uso di cannabis, dietro le dipendenze da alcool o gioco d’azzardo, c’è la sconfitta dei valori educativi, il disimpegno degli adulti, l’assenza di guide, modelli positivi e opportunità ricreative. Un vuoto che non può essere colmato con un crescente permissivismo ma con proposte nuove e numerose sul fronte sportivo, artistico, culturale ed educativo.
Parlare di educazione è una sfida molto più avvincente di quanto siano le battaglie per la legalizzazione. Etimologicamente “educare” significa “trarre fuori”, accompagnare e assecondare un’inclinazione naturale, facendo sì che ognuno scopra e coltivi le proprie passioni. Solo così l’esistenza acquisisce senso e valore. Solo così ci si innamora della vita, che diventa un viaggio bellissimo e tanto più lontano dal bisogno di sostanze stupefacenti.
Da qui nasce la proposta di collaborazione alla realizzazione del Format “Vogliamo una Vita” – Azioni di prevenzione e contrasto alle tossicodipendenze – allo scopo di far conoscere alla popolazione giovanile locale e agli adulti i danni che tutte le droghe arrecano inevitabilmente alle persone che ne fanno uso e a chi gli sta attorno.
Il progetto consiste nel rappresentare due storie di vita attraverso interviste strutturate rivolte sia ad un giovane ospite della comunità, in stato di riabilitazione per dipendenza da sostanze tossiche psicoattive, che ad un genitore che ha vissuto direttamente la tossicodipendenza del figlio.
L’evento ha durata di un’ora e mezza ed è rivolto a giovani di età compresa tra i 12 e 15 anni ed i loro familiari; può essere tranquillamente inserito tra le attività scolastiche in quanto ad alto spessore pedagogico e necessita per la realizzazione di una sala ampia, tipo auditorium, per ospitare gli studenti delle scuole. La manifestazione si è già svolta in diverse realtà territoriali della Regione Lazio, Abruzzo, Toscana, Veneto, Campania e Lombardia ed in tutti i casi ha contato su una massiva partecipazione giovanile e degli adulti.
L’esposizione narrativa basata sull’autobiografia è infatti una strategia pedagogica adottata da anni in Comunità, ed in linea agli altri processi di educazione tra pari, attiva un processo spontaneo di passaggio di conoscenze, di emozioni e di esperienze da parte di alcuni giovani verso altri coetanei, con una forte valenza di prevenzione primaria avverso l’uso di stupefacenti.
Tale presupposto diviene fondamentale se consideriamo l’allarme rinnovato dall’ultima relazione annuale al parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia: l’età che rappresenta l’esordio al contatto con gli stupefacenti si è ridotta e si parla di iniziazione già a 12 anni!
Le scuole in primis (ed i luoghi di aggregazione giovanili), rappresentano contesti nevralgici del fenomeno ed è proprio lì che bisogna dare un forte messaggio di prevenzione e sensibilizzazione.

Noi ci siamo, e Voi???